giovedì 25 giugno 2026
Torneo

Roma, 50 anni dopo Panatta: il giorno in cui Sinner ha fatto piangere il Foro Italico

Il primo italiano a vincere gli Internazionali d'Italia dal 1976. Cinquantamila persone in piedi, un'ovazione che ha fatto tremare il Foro Italico.

Cinquant'anni. Tanto ha dovuto aspettare il tennis italiano per rivedere un proprio campione alzare il trofeo degli Internazionali d'Italia. L'ultimo era stato Adriano Panatta nel 1976, in un'era completamente diversa. Il 17 maggio 2026, Jannik Sinner ha chiuso quel cerchio.

Una finale senza storia

Il Foro Italico era esaurito da giorni. Cinquantamila persone hanno riempito ogni angolo del complesso sportivo, trasformando il campo centrale in un catino di rumore puro. Sinner non ha deluso: una finale dominata che ha confermato lo stato di grazia di questa stagione.
Il quinto titolo Masters 1000 consecutivo. Il quarto su terra battuta. Il primo a Roma. L'unico che mancava per completare il Career Golden Masters, il traguardo raggiunto più giovane di chiunque altro nella storia.

Il peso di vincere a casa

Per Sinner, cresciuto a San Candido e residente a Monaco, l'Italia resta casa. E vincere a Roma ha un significato che va oltre il tennis.
"Sentire il pubblico così, cantare il mio nome, è un'emozione che non posso descrivere. Ho sempre voluto vincere questo torneo. Per me, per la mia famiglia, per tutti gli italiani che amano il tennis."
La standing ovation dopo il match point è durata diversi minuti. Sinner, solitamente composto, ha faticato a trattenere le lacrime durante la premiazione.

Il confronto con Panatta

Adriano Panatta, presente in tribuna, ha abbracciato Sinner dopo la cerimonia. Due generazioni, due epoche, lo stesso trofeo.
Panatta vinse nel 1976 in un tennis profondamente diverso: racchette di legno, superfici irregolari, un circuito che non aveva nulla a che vedere con la macchina globale di oggi. Ma il significato emotivo è identico: un italiano che vince il torneo più importante del proprio Paese.
Per Sinner, Roma 2026 sarà sempre il giorno in cui è diventato non solo il numero uno del mondo, ma il campione del suo popolo.
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